Fortemente voluta da Piero Bisazza, Presidente della Fondazione, la Collezione è la testimonianza della sua passione per la fotografia e del dialogo esistente tra fotografia e architettura. All’interno di questi spazi, dove sono esposte opere di celebri autori, il visitatore può avere una visione generale sui diversi modi di intendere la fotografia.

Il cammino espositivo inizia dagli albori del XX secolo con Eugène Atget, la cui fotografia ha rappresentato un punto di ispirazione e riferimento costante per i fotografi delle generazioni successive: seguendo le rigide regole di composizione, prospettiva e bilanciamento della luce, ha saputo catturare con un taglio distintivo gli edifici e la vita urbana di Parigi.

Nella Collezione trova spazio la prospettiva storica di Berenice Abbott – fotografa statunitense che ha subito l’influenza parigina di Atget – in un ritratto della New York dei primi anni Trenta. La sua rappresentazione notturna della città resta uno dei più celebrati omaggi all’architettura e all’energia della metropoli americana. Diversamente, il fotografo italiano Gabriele Basilico ha un approccio più critico nei confronti della trasformazione urbana e architettonica degli spazi metropolitani. Specializzata in fotografie di grande formato, Candida Höfer, ispirandosi a Bernd e Hilla Becker e alla scuola di Düsseldorf, rappresenta la quintessenza della fotografia oggettiva e puramente documentale.

Uno spazio importante è dedicato inoltre alle opere del giapponese Hiroshi Sugimoto, che, attraverso la sua visione formale dell’architettura, conduce l’osservatore alla riflessione sulla bellezza universale, sulle forme e sul linguaggio architettonico di alcuni degli edifici moderni più iconici di artisti del calibro di Le Corbusier, Frank Lloyd Wright e Mies van der Rohe.

Tutte queste potenti rappresentazioni dell’architettura urbana, sapientemente esposte in uno spazio contemplativo all’interno della Fondazione Bisazza, ci spingono ad adottare uno sguardo diverso e più profondo nei confronti della bellezza e dell’espressione architettonica.

Jonas Tebib